Quando i dati raccolti dai giocattoli connessi al cloud sono alla mercè di chiunque

di Andrea Trapani

Da qualche giorno la stampa riporta il caso della Spiral Toys, produttore dei pelouche “Cloudpets” connessi al cloud, che consentono di registrare e inviare messaggi vocali tra bambini e genitori anche da remoto. Per omissione delle più elementari regole di sicurezza, queste registrazioni sensibili sono state accessibili a estranei per settimane via Internet. Il caso riguarda oltre 800.000 utenti registrati.

La situazione

Non è una novità che un operatore archivi online le registrazioni vocali degli utenti per poi elaborarle. Chiunque impieghi Apple Siri, Google Home o Amazon Echo si avvale di infrastrutture simili. I servizi vocali vengono offerti sempre più spesso e pur presentando notevoli vantaggi non sono scevri da rischi. Gli operatori hanno tutto l’interesse a proteggere questi dati dall’accesso indesiderato, le conseguenze di una potenziale fuga o perdita dei dati sono infatti catastrofiche sia per gli utenti sia per l’operatore. Il caso di Spiral Toys è un esempio lampante di come possa verificarsi un tale incidente: alcuni esperti di sicurezza hanno riscontrato che due banche dati del produttore erano raggiungibili via Internet senza alcuna protezione.

Buone intenzioni, errori elementari e pessimo timing

Le due le banche dati accessibili per più settimane a chiunque ne conoscesse l’indirizzo web, contenevano oltre nove Gigabyte di dati tra cui, tra le altre cose, tutte le registrazioni vocali trasmesse tra bambini e genitori. Come dichiarato dall’esperto di sicurezza Troy Hunt, il nome assegnato alle banche dati fa presupporre che le stesse non fossero impiegate produttivamente, bensì a scopo di test. Disporre di sistemi di prova raggiungibili via Rete non è inusuale, tuttavia in questo caso sono stati fatti due gravi errori. Innanzitutto le piattaforme di test non devono mai contenere i dati reali dei clienti, proprio per evitare compromissioni e fughe di dati. In secondo luogo il produttore ha omesso di implementare uno dei consigli di sicurezza più elementari per sistemi MongoDB: proteggere le banche dati contro accessi indesiderati con adeguate misure di autenticazione.

La banca dati contenente le registrazioni vocali includeva anche i nomi utente e le password dei fruitori del servizio. Sebbene per l’elaborazione delle password il produttore avesse impiegato un buon algoritmo di cifratura (bcrypt), gli utenti non erano tenuti a seguire alcuna linea guida per la creazione delle password, la piattaforma accettava come password anche un singolo carattere oppure combinazioni di caratteri ritenute da tempo insicure (p.es. “123246”, “qwertz”, “password” e similari).

A peggiorare le cose in termini di timing è il fatto che le banche dati MongoDB in generale sono state oggetto preferenziale di attacco ransomware da parte dei cybercriminali nelle scorse settimane proprio a fronte di falle dovute a numerosi errori di configurazione. Errori di questo tipo sono già stati forieri in passato di fughe di dati che hanno interessato notevolmente l’opinione pubblica, come nel caso di noti operatori mobile o telco.

Effetti e conseguenze

Le conseguenze immediate dell’incidente per la Spiral Toys sono primariamente di natura finanziaria: negli ultimi giorni il valore delle azioni è crollato intorno ai 50 centesimi di dollaro. Per i clienti invece l’incidente ha come effetto la perdita di fiducia nei giocattoli con connessione Internet, e non sono i soli. Di recente, a posteriori di una apposita perizia legale, l’Agenzia federale delle Reti tedesca ha vietato la vendita della bambola “My Friend Cayla” in Germania classificandola strumento di sorveglianza. Il caso di Spiral Toys conferma anche una delle nostre previsioni per il 2017: Gli operatori cloud saranno oggetto di attacchi la cui conseguenza è la perdita di dati.

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