POSThome innovazione tecnologica nell’abitare la casa e le città

di Tommy Denet

Al centro del dibattito, cui hanno preso parte esponenti del mondo del progetto, delle grandi aziende hi-tech, della ricerca e dell’innovazione, il ruolo dell’innovazione tecnologica nel promuovere comportamenti smart e sostenibili, in un’ottica di generale ripensamento degli spazi e dei tempi del vivere contemporaneo.

POSThome – la residenza contemporanea ideata da Claudia Campone, fondatrice dello studio ThirtyOne Design, a seguito della riflessione sulle necessità abitative emerse durante il lockdown – conferma il suo ruolo di hub e piattaforma per il confronto sui temi dell’abitare, della città e dell’innovazione inaugurando la serie di incontri POSTvoices.

Il primo appuntamento dal titolo L’innovazione tecnologica nell’abitare la casa e la città si è tenuto ieri in diretta streaming a un pubblico di esperti e appassionati, dando vita a un tavolo di discussione che ha raccolto le esperienze dell’ideatrice di POSThome Claudia Campone, delle aziende hi-tech partner del progetto grazie a  Eros Ghezzi, Business Development Manager di IO.T Solutions e a Francesco Cordani, Head of Marcom di Samsung Electronics Italia, del mondo dell’Università grazie a Paolo Milani, Direttore scientifico CIMaINa dell’Università degli Studi di Milano e delle istituzioni con la Vice Sindaco del Comune di Milano Anna Scavuzzo.

La talk ha permesso di far emergere quanto l’approccio con la tecnologia sia cambiato nell’ultimo anno, sia a livello personale, sia domestico e cittadino. In un contesto in cui i recenti avvenimenti hanno trasformato la relazione con gli spazi, attraverso la ridefinizione dell’esperienza residenziale e urbana dal Micro al Macro, la tecnologia si è infatti rivelata una particolare alleata nel riscrivere i codici dell’abitare e del vivere contemporaneo. La discussione si muove da questo binomio, che rappresenta uno sforzo tipico dei progettisti abituati a uno zoom in e out nel progetto: si parte quindi dalla scala più ravvicinata e micro della casa per poi allontanare la camera e indagare cosa succede nel territorio e nella città.

La designer Claudia Campone racconta come, partendo dal tema della Milano Digital Week, La città equa e sostenibile, POSThome si configuri come tale, uno spazio accessibile costituito da 50 metri quadrati nel quartiere di Città Studi: un progetto distante dal manierismo, ma che desidera offrire delle soluzioni reali ricercando la sostenibilità, non solo nella scelta dei materiali ma anche nell’idea che la tecnologia permetta di controllare tutti i consumi di una casa, il suo utilizzo e la sua gestione.

Nell’ottica di ripensare per rigenerare, POSThome nasce dalla riformulazione di scelte progettuali nel periodo del primo lockdown quando, più o meno contemporaneamente, tutto il mondo si è fermato, e ha dovuto organizzare nelle proprie abitazioni tutte le attività che normalmente erano demandate all’esterno.

“Nella fase di analisi abbiamo guardato ai maestri: Le Corbusier che per primo ha osato spostare il lavello dal bagno posizionandolo all’ingresso, passando Sonia Delaunay e le sue ricerche cromatiche frutto dei movimenti di avanguardia per finire raccogliendo la riflessione di Gio Ponti sulla necessità di comfort come “conforto” per l’abitatore all’interno della casa. E in fase di sintesi progettuali abbiamo deciso di declinare la multifunzionalità come separazione e organizzazione e non sovrapposizione” racconta Claudia Campone.

Afferma Eros Ghezzi, Business Development Manager di IO.T Solutions, società italiana dedicata allo sviluppo di soluzioni tecnologiche e software, che la pandemia ha funzionato da acceleratore, rendendo il quesito sull’utilizzo della tecnologia non più procrastinabile. Ricordando la lezione di Henry Ford “c’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”, proprio in quest’ottica Io.T Solutions e Tecno hanno sviluppato meccanismi di gestione intelligente del building, come è avvenuto nei caselli di Porta Garibaldi a Milano, sede del gruppo Tecno spa, così come nella realtà di POSThome, per cui è stata realizzata la App DiNA, piattaforma software per la gestione integrata degli accessori in ambiente residenziale. Le tecnologie sono così ideate con la volontà di non essere invasive ma di essere realmente utili per vivere meglio.

Il legame tra tecnologia e richiesta di una maggior qualità di vita è al centro della riflessione di Francesco Cordani, Head of Marcom di Samsung Electronics Italia, che offre uno spaccato sul cambiamento avvenuto nella fruizione del prodotto tecnologico, delineando un comportamento più maturo ed esperto nel mercato italiano all’interno delle case. Francesco Cordani afferma come centrale sia il concetto di “learn by doing”, in cui il singolo ha reinventato la propria relazione con i device connessi, in modo strettamente dettato dalle proprie esigenze. Questo atteggiamento ha contribuito a infondere nuovo senso al concetto di cocooning, la dimensione di comfort domestico, che oggi non può prescindere da una componente smart e personalizzata. Quello che emerge con decisione osservando i trend degli scorsi mesi si lega quindi alla nuova istanza di Connected Living: cura della casa, entertainment e comunicazione si uniscono a dar vita a un sistema altamente personalizzabile affinché ciascun consumatore possa trarne la massima funzionalità e beneficio.

Partendo dalla delineazione della casa del futuro nel presente, la discussione allarga l’indagine sui rapidi mutamenti in atto nelle città e sulle risposte fornite dal mondo della ricerca e delle istituzioni cittadine.

Paolo Milani, direttore scientifico CIMaINa dell’Università degli Studi di Milano, esplora la sinergia tra i centri di ricerca, l’economia dell’innovazione e la città. In relazione alla medicina e alla ricerca, POSThome diviene l’occasione per ospitare un post-doc che sceglie Milano per unirsi all’importante progetto PrintMed 3D, ricerca per lo sviluppo di materiali e tecnologie di stampa 3D per la realizzazione di sistemi per la programmazione di interventi chirurgici e il training di medici specialisti. Il ritorno alla dimensione fisica degli spazi è quindi necessario per creare quei ponti che, anche in un contesto di pandemia universale, confermano Milano un place to be internazionale. Su scala ancora maggiore, questa sinergia tra tecnologia e ricerca, sarà alla base dell’ambizioso progetto MIND Milano, che si prepone l’obiettivo di realizzare una Città delle Scienze umane di importanza internazionale sul sedime dell’ex-area Expo.

La Vicesindaco del Comune di Milano Anna Scavuzzo riflette sul significato di Milano smart city resiliente. Dopo aver definito il capoluogo lombardo “una città intelligente che si fa domande e crea percorsi di risposte”, la Vicesindaco invita a saggiare la dimensione di città curiosa che Milano mantiene, caratteristica utile a far fiorire l’innovazione tecnologica. Nell’esperienza di un’amministrazione complessa in un contesto di crisi globale, Anna Scavuzzo definisce il rapporto della città con la tecnologia come un’idea intelligente che traguarda un pezzo di futuro, interna a un modo di lavorare, pensare ed essere creativi fortemente insito nel genius loci meneghino.

Conclude la talk una comune osservazione sul significato della parola smart, alla luce dei temi toccati da ognuno. Tutti i relatori concordano sul far coincidere questa espressione alla capacità di reagire agli stimoli costruendo percorsi in maniera creativa e pragmatica, all’interno di quel complesso percorso di ricostruzione che tutti – progettisti, aziende, università e amministrazione – dovranno intraprendere.

 

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