Il 10 febbraio ricorre la Giornata mondiale per la sicurezza in rete (Safer Internet Day), istituita nel 2004 dall’UE per sensibilizzazione sui rischi che comporta l’uso di internet.
In quest’occasione, SaveFamily, azienda europea specializzata in soluzioni tecnologiche per tutta la famiglia, richiama l’attenzione sull’urgenza di proteggere bambini e ragazzi dai rischi legati a un utilizzo precoce e non supervisionato delle tecnologie digitali. Come rilevato dall’Osservatorio SaveFamily, fino al 68% dei minori utilizza internet prima degli 11 anni, un dato che rende indispensabile ripensare l’approccio alla tecnologia, non solo attraverso divieti, ma soprattutto con un percorso educativo consapevole, condiviso e progressivo, svolto in modo complementare dalle famiglie, le istituzioni e le piattaforme.
I rischi di un accesso precoce e non supervisionato alla rete
I pericoli per i più giovani sono oggi ben documentati: esposizione a contenuti inappropriati, cyberbullismo, contatti con sconosciuti, dipendenza digitale e difficoltà nella gestione del tempo e delle emozioni. Secondo i dati dell’Osservatorio SaveFamily, molti bambini ricevono uno smartphone prima di aver sviluppato le competenze necessarie per affrontare un ambiente digitale complesso e poco filtrato, mentre una parte significativa dei genitori esprime preoccupazione per l’uso eccessivo dei dispositivi e per la mancanza di reali strumenti di supervisione. Questi dati confermano la necessità di ripensare il modo in cui i più piccoli vengono introdotti alla tecnologia.
Educare al digitale rispettando i tempi della crescita
Al centro dell’approccio educativo promosso da SaveFamily, come emerge anche dalla campagna di sensibilizzazione Caricando Valori, realizzata assieme a una psicologa infantile per studiare il rapporto tra bambini e tecnologia, c’è l’idea che preoccupazione e vigilanza non siano sinonimo di oppressione, ma di cura responsabile. La tecnologia offre infinite opportunità di apprendimento, gioco e socialità, ma se non viene integrata con regole, routine e accompagnamento significativo, rischia di diventare fonte di conflitto, dipendenza o frustrazione. Gli adulti quindi non devono limitarsi a controllare ogni movimento digitale dei figli, ma creare uno spazio sicuro di dialogo, condividere la navigazione insieme e favorire il pensiero critico, aiutando i bambini a distinguere ciò che è reale da ciò che è manipolato e a prendere decisioni consapevoli online.
Da qui nasce l’approccio pedagogico promosso da SaveFamily, che mette al centro il principio della gradualità. Educare al digitale significa accompagnare bambini e ragazzi nel tempo, rispettando le fasi della crescita e introducendo gli strumenti tecnologici in modo proporzionato all’età e al livello di maturità. L’obiettivo non è escludere i più giovani dalla tecnologia, ma insegnare loro a usarla con equilibrio, spirito critico e consapevolezza, valorizzando il ruolo degli adulti come guide, modelli ed educatori, e non solo come controllori.
Lo smartwatch come strumento di mediazione digitale e protezione
In questo percorso, dispositivi come lo smartwatch per bambini possono rappresentare esempi concreti di tecnologia educativa e protetta. Funzionalità come le chiamate limitate a contatti autorizzati, la geolocalizzazione gestita dai genitori, i pulsanti di emergenza e i sistemi di allerta permettono di garantire sicurezza e comunicazione senza esporre i minori ai rischi legati all’accesso libero a internet e ai social network. L’assenza di browser web e piattaforme non supervisionate riduce significativamente l’esposizione a contenuti dannosi e a dinamiche di cyberbullismo, trasformando lo smartwatch in uno strumento di mediazione digitale. Inserito in un progetto educativo condiviso, questo tipo di tecnologia consente ai bambini di acquisire gradualmente familiarità con il mondo digitale, tutelando il loro benessere e preparandoli, passo dopo passo, a un utilizzo più consapevole degli strumenti tecnologici futuri.

