Huawei presenta la settima edizione del Global Connectivity Index Report

di Andrea Trapani

Huawei presenta la settima edizione del Global Connectivity Index Report e delinea le cinque fasi chiave della trasformazione digitale del settore ICT

 Huawei ha presentato la ricerca Global Connectivity Index (GCI) 2020, l’analisi che per il settimo anno consecutivo misura lo stato della trasformazione digitale di 79 Paesi – che rappresentano il 95% del PIL globale e l’84% della popolazione mondiale – fornendo una mappatura completa dell’economia digitale. Inoltre, per la prima volta in assoluto, il report delinea le cinque fasi chiave della trasformazione digitale del settore ICT: efficienza delle attività, efficienza funzionale, efficienza del sistema, efficienza e agilità organizzativa ed efficienza e resilienza dell’ecosistema.

Dalla ricerca GCI 2020 emerge chiaramente quanto la trasformazione digitale dei vari settori sia in grado di supportare i Paesi aumentandone la produttività, stimolandone la ripresa economica e sviluppandone la futura competitività. La ricerca ha inoltre dimostrato come le economie che accrescono la produttività e passano al digitale con una connettività intelligente, godano generalmente di un valore aggiunto lordo (VAL) più elevato per lavoratore o per ora lavorata.

Le nazioni classificate come ‘Starter’ stanno riducendo proattivamente il divario digitale rispetto ai Paesi definiti ‘Adopter’ e ‘Frontrunner’

La ricerca ha analizzato le variazioni del punteggio GCI di ciascun Paese, a partire dal 2015. I punteggi medi ottenuti dalle economie definite ‘Frontrunner’, ‘Adopter’ e ‘Starter’ sono in crescita, con i Paesi ‘Starter’ che mostrano il più alto tasso di crescita annuale composto (CAGR, Compound Annual Growth Rate) seguiti dagli ‘Adopter’ e dai ‘Frontrunner’. Ciò suggerisce che i Paesi ‘Starter’ stiano riducendo così il divario digitale con le altre due categorie.

La ricerca ha dimostrato che i Paesi ‘Starter’ hanno compiuto progressi significativi nella copertura a banda larga. Il tasso medio di penetrazione della banda larga mobile in questi Paesi è aumentato di oltre 2,5 volte, gli abbonamenti 4G sono cresciuti dall’1% al 19% e la banda larga mobile è diventata più conveniente del 25%. Questi risultati hanno consentito ai Paesi ‘Starter’ di offrire servizi digitali sempre più completi e di cogliere nuove opportunità di sviluppo economico. Inoltre, dal 2014 la loro spesa per l’e-commerce è quasi raddoppiata a oltre 2.000 dollari a persona. È significativo come alcune nazioni ‘Starter’ che già stavano risalendo la classifica, oggi dimostrano di aver aumentato i loro punteggi GCI fino al 17% e di essere riuscite a portare il PIL a un livello superiore del 22% rispetto ad altre nazioni simili. Infine, nel 2020 Vietnam e Perù sono entrati entrambi a far parte delle economie ‘Adopter’.

Le aziende dei Paesi ‘Frontrunner’ confermano il budget destinato all’IT

La ricerca dimostra che la volontà delle aziende a investire nell’IT varia a seconda dell’appartenenza geografica. Le imprese nelle nazioni appartenenti alle categorie ‘Frontrunner’ e ‘Adopter’ stanno infatti dando la priorità al mantenimento dei propri budget IT rispetto ad altri budget. Mediamente, hanno inoltre ridotto la spesa IT da 2,5 a 3,5 volte in meno rispetto alle società di altre nazioni. Complessivamente, si può affermare che le nazioni con un’infrastruttura digitale più matura sono meglio attrezzate per contenere l’impatto economico della pandemia, per avviare la ripresa con maggiore rapidità e garantire la continuità della loro trasformazione verso modelli avanzati di produttività.

La trasformazione digitale dei settori economici aiuterà le nazioni a sviluppare una migliore produttività per stimolare la ripresa finanziaria e la competitività futura

I Paesi devono effettuare investimenti nelle tecnologie del settore ICT sulla base del loro insieme di risorse al fine di produrre un effetto moltiplicatore. In generale, ciascuna nazione è infatti costituita da una combinazione di diversi settori con uno o due che tendono a dominare sugli altri. Il rapporto GCI 2020 suggerisce che la strategia ICT di un Paese dovrebbe essere costruita attorno ai punti di forza di ciascun settore, considerati nel complesso. Indipendentemente dal settore, una maggiore digitalizzazione si traduce in un maggiore valore aggiunto.

Per la prima volta in un rapporto GCI, l’edizione 2020 ha delineato cinque fasi chiave per la trasformazione digitale dei settori economici:

  • Fase 1: efficienza delle attività. L’attenzione è posta sul monitoraggio del completamento delle singole attività attraverso la connettività di base e una comunicazione più efficiente.
  • Fase 2: efficienza funzionale. Le funzioni computerizzate o automatizzate abilitate dall’ICT consentono di gestire più attività contemporaneamente e condividere le informazioni in modo più efficiente.
  • Fase 3: efficienza del sistema. Maggiore attenzione viene posta sulla digitalizzazione delle funzioni centrali del sistema per operazioni efficienti. Le aziende in questa fase avranno quindi una maggiore domanda di connettività e servizi cloud.
  • Fase 4: efficienza e agilità organizzativa. I processi aziendali vengono digitalizzati, le applicazioni aziendali vengono migrate nel cloud e tutti i sistemi sono efficacemente integrati. Inoltre, le reti ad alta copertura, l’ampia adozione di applicazioni basate su cloud e la disponibilità di AI e IoT contribuiscono all’analisi dei dati e agli insight in tempo reale.
  • Fase 5: efficienza e resilienza dell’ecosistema. L’intero ecosistema è digitalizzato, in grado di rispondere rapidamente ai cambiamenti del mercato e di supportare il coordinamento automatico e la collaborazione intersettoriale degli stakeholder. Tecnologie all’avanguardia come 5G, IoT e robotica offrono nuove opportunità per la nascita e l’affermazione di nuovi modelli di business, modalità di lavoro e prodotti durante il processo di digitalizzazione.

“Poiché l’ICT permea a 360° il business, la trasformazione digitale è stata accolta positivamente da nazioni e settori”, ha affermato Zhang Hongxi, Chief Marketing Officer of Huawei’s ICT Infrastructure. “Per la prima volta in assoluto, abbiamo esteso il nostro campo di ricerca dalla dimensione nazionale a quella specifica dei singoli settori. Abbiamo quindi suggerito dettagliati percorsi di trasformazione digitale che si articolano in diverse fasi con l’obiettivo di supportare l’implementazione di una resilienza economica orientata al futuro”.

Un focus sull’Italia

Nell’edizione GCI 2020, l’Italia si colloca tra le economie ‘Adopter’ classificandosi al 26° posto su 79 Paesi presi in esame, confermando così la posizione del 2019, con un punteggio di 60 su 120 (vs 58 nel 2019).

Tra le tecnologie che abiliteranno la connettività intelligente, cresce in Italia di 12 punti l’IoT (63 nel 2020 vs 51 nel 2019), seguito dall’IA e dal Cloud (rispettivamente invariati con 36 e 39) e dalla Banda Larga (in leggera diminuzione rispetto al 2019, 78 vs 80). Volendo invece analizzare i quattro pilastri del GCI, è la categoria relativa alle potenzialità del mercato italiano quella a registrare la maggiore crescita rispetto al 2019, in aumento di ben tre punti (60 vs 57). In particolare, tra le opportunità a livello italiano si segnala la crescente capacità dell’ICT di influenzare i modelli di business e la crescita del mercato dell’IoT su base costante. Il settore delle nuove tecnologie connesse sta infatti assumendo sempre più un ruolo determinante all’interno dell’economia italiana, forte di trovare nel Paese un terreno estremamente fertile.

I rapporti GCI mirano a fornire alle autorità locali e alle parti economiche interessate informazioni preziose che possono aiutarli ad accelerare la crescita nell’economia digitale.

È possibile consultare e scaricare il Huawei Global Connectivity Index 2020 dal minisito dedicato: http://www.huawei.com/minisite/gci/en/

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