eCar, categoria L7e penalizzata

by Andrea Trapani

L’Europa incentiva le elettriche, ma penalizza le più efficienti!

Microlino lancia l’allarme: il nuovo sistema europeo dei crediti verdi, che introduce la nuova categoria M1e ma esclude i veicoli L7e, crea una distorsione competitiva strutturale in cui vengono premiati i grandi costruttori e penalizzati chi ha investito nelle microcar più efficienti.

Non potendo generare né vendere crediti attraverso il fleet pooling, i produttori di veicoli L7e perderanno una leva economica strategica riservata a chi, pur mantenendo modelli a combustione, beneficia del nuovo impianto regolatorio, economia di scala e forti capacità di lobbying.

Il rischio concreto è che l’Europa incentivi formalmente la mobilità elettrica, ma finisca per scoraggiare proprio le soluzioni più razionali dal punto di vista ambientale e urbano. Pertanto, Microlino Italia chiede alla Commissione Europea di includere i veicoli L7e nel nuovo sistema.

Microlino Italia esprime forte preoccupazione e una netta contrarietà all’orientamento emerso in sede europea sul nuovo sistema dei crediti verdi. La proposta – in fase di approvazione – include le city car sotto i 4,20 metri, introducendo una nuova classe M1e con “supercrediti” nel calcolo delle emissioni di flotta, ma continua a escludere la categoria L7e, alla quale appartengono le microcar elettriche come Microlino. È una contraddizione evidente: da una parte, si dichiara di voler incentivare le auto elettriche economiche e urbane, dall’altra parte si lasciano fuori proprio i veicoli più leggeri ed efficienti oggi disponibili sul mercato europeo.

Il meccanismo dei crediti verdi consente ai costruttori con emissioni di CO₂ elevate di acquistare quote da produttori 100% elettrici, come già avviene tra grandi gruppi internazionali. Si tratta quindi di uno strumento pensato per accelerare la transizione premiando chi produce esclusivamente veicoli a zero emissioni. Tuttavia, se la categoria L rimane esclusa, i produttori di microcar non potranno beneficiare né dei “supercrediti” né del fleet pooling, il sistema attraverso cui i costruttori elettrici vendono certificati CO₂ ai gruppi ancora esposti ai motori a combustione. In altre parole, resta ai margini del sistema proprio chi realizza veicoli integralmente elettrici e progettati per ridurre peso, consumo energetico e utilizzo di materiali.

Il paradosso è evidente anche sul piano competitivo. Con l’introduzione della nuova classe M1e, i costruttori potranno contare su coefficienti premiali e incentivi diretti all’acquisto in diversi Paesi europei, mentre le microcar L7e resteranno escluse. Questo crea una distorsione strutturale e non in linea con l’obiettivo della sostenibilità ambientale, oltre a indebolire la competitività industriale della Regione penalizzando le produzioni Made in Europe, come i quadricicli.

Microlino produce attualmente a Torino, con circa 70 addetti, un veicolo totalmente elettrico. È un progetto industriale europeo, nato per le città europee, investendo complessivamente più di 150 milioni di euro, di cui quasi 100 in Italia. Se però il quadro normativo continuerà a escludere la categoria L, la sostenibilità industriale di questo modello sarà messa in discussione. Pertanto, Microlino auspica che la Commissione possa valutare un aggiornamento del provvedimento prima della sua approvazione definitiva, includendo i veicoli L7e nel sistema dei crediti verdi. Diversamente, il rischio concreto è che l’Europa incentivi formalmente la mobilità elettrica, ma finisca per scoraggiare proprio le soluzioni più razionali dal punto di vista ambientale e urbano.

Dichiara Michelangelo Liguori, General Manager Micro Mobility System: “La categoria L rappresenta oggi la soluzione più proporzionata alla mobilità urbana europea. I nostri veicoli sono lunghi poco più di 2,5 metri, vengono prodotti in Europa e richiedono un numero di componenti e di risorse nettamente inferiore rispetto a un’auto tradizionale. Escluderli dai crediti verdi significa sostenere modelli più grandi e più energivori. Per questo motivo chiediamo coerenza: se l’obiettivo è ridurre le emissioni e valorizzare chi produce elettrico, è importante non trascurare chi realizza i veicoli più efficienti del mercato.”

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