11 febbraio, International Day of Women in Science

di Redazione TecnoGazzetta

L’innovazione sanitaria ha bisogno di donne imprenditrici

Le donne rappresentano solo un terzo dei laureati in Europa in scienze, tecnologia, ingegneria e matematica, e solo il 15,5% delle start-up ha come fondatrici donne attive sulla scena delle nuove imprese1.  Eppure, molte sono i trends incoraggianti da celebrare durante l’International Day of Women and Girls in Science l’11 febbraio. Un indicatore chiave infatti mostra che le start-up fondate da donne superano in performance le loro concorrenti avviate da uomini. Anche EIT Health ha sostenuto l’ascesa di diverse imprenditrici dell’Europa centrale, orientale e meridionale nei settori della salute e delle biotecnologie.

Nel 2015 le Nazioni Unite hanno dichiarato l’11 febbraio come International Day of Women and Girls in Science per favorire la partecipazione femminile in scienze, tecnologia, ingegneria e matematica (STEM). Secondo il Women in Digital Scoreboard 2021 della Commissione Europea, le donne rappresentano solo un terzo dei laureati STEM in Europa. Il divario di genere colpisce anche l’imprenditorialità, dato che le donne costituiscono solo il 15,5% dei fondatori di start-up nell’UE.

Oltre ad avere meno donne laureate nei campi STEM, quest’ultime incontrano ulteriori ostacoli nel ricevere finanziamenti. In Europa centrale e orientale solo l’1% del capitale disponibile va a start-up fondate da donne, e che un ulteriore 5% viene destinato a team di sesso misto. Tuttavia, i dati mostrano anche che le imprenditrici appartenenti a quest’area geografica realizzano di più con il denaro che ricevono, superando gli uomini in termini di produttività del capitale e generando il 96% di entrate in più ogni per 1 euro di finanziamento ricevuto rispetto alle start-up fondate da uomini.

Sanità: un settore promettente per le professioniste donne

Le donne costituiscono la grande maggioranza degli operatori sanitari in Europa (70-80%). E nell’Europa centrale, orientale e meridionale, la percentuale di donne medico è la più alta tra i paesi sviluppati. Nei paesi baltici, nei paesi di Visegrád, in Slovenia e in Portogallo, la maggioranza dei medici sono donne, superando la media OCSE del 49%. Tuttavia, anche se le esperienze professionali delle donne medico avrebbero potuto innescare un cambiamento innovativo nel settore sanitario, il loro slancio imprenditoriale è stato meno evidente di quello dei loro colleghi uomini. Fortunatamente, questo si dimostra essere lo scenario di ieri, poiché l’andamento di oggi ha portato a un numero crescente di donne imprenditrici nella sanità.

Ora osserviamo tre forti trends. In primo luogo, le donne che portano innovazione nella sanità provengono da settori più disparati. Naturalmente la scienza e la tecnologia sono predominanti, e molte donne vengono direttamente dai laboratori di ricerca, ma ci sono anche laureate in scienze sociali. Esistono molti ruoli diversi nell’innovazione sanitaria in cui le donne possono inserirsi rapidamente. In secondo luogo, osserviamo che sempre più start-up sono co-fondate e/o guidate da donne. Infine, notiamo che c’è un’ondata di discussioni sulla creazione di pari opportunità per le start-up guidate da donne, e osserviamo una tendenza all’interno dell’ecosistema delle start-up in cui i Venture Capitalist si dimostrano più aperti a investire sulle nuove imprese guidate da donne“, dichiara Chiara Maiorino, Ecosystem Lead for Italy di EIT Health InnoStars, l’organizzazione leader che sostiene lo sviluppo dell’innovazione sanitaria.

EIT Health ha diversi programmi progettati per potenziare le start-up fondate da donne. Uno è l’ Women Entrepreneurship Bootcamp:  cinque settimane per connettere le imprese in campo sanitario appena nate, guidate o co-gestite da donne, a una rete di mentori che possano alimentare e supportare una loro rapida crescita. L’iniziativa, sostenuta da IESE Business School, Istituto Pedro Nunes e NUI Galway, fornisce una formazione intensiva, accesso alla rete e mentoring. EIT Health accoglierà le domande di iscrizione al programma entro il 14 marzo.

Per prendere ispirazione da qualcosa devi poterla vedere

Mettere in luce le donne innovatrici non è solo fondamentale per le loro stesse start-up, ma aiuta anche a generare un impatto sociale più ampio per attrarre più donne nelle STEM e nell’innovazione“, sottolinea Chiara Maiorino. Il portafoglio dell’EIT Health contiene diverse leader influenti che stanno aprendo una strada nell’innovazione sanitaria.

Simona Rombo, docente di Informatica all’Università di Palermo, insieme ad altri scienziati italiani supportati dal Consorzio Arca e dalla rete InnoStars di EIT Health, ha sviluppato Kazaam eHealth, una piattaforma digitale che elabora miliardi di dati provenienti da studi clinici attraverso algoritmi di intelligenza artificiale con l’obiettivo di fornire suggerimenti automatici ai medici che devono decidere quali terapie possono essere più efficaci.  Questo sistema basato sui big data aiuta gli operatori sanitari a superare i limiti della medicina tradizionale e permette loro di praticare con successo la medicina di precisione, che mira a fornire trattamenti specializzati in base alla tipologia dei pazienti, per migliorare l’aderenza terapeutica e ridurre gli effetti collaterali.

Monika Piergiovanni, bioingegnere, con il suo team femminile di bioingegneri e ricercatrici sul cancro, ha fondato MERYLO’, una start-up in grado di sviluppare un dispositivo innovativo per una chemioterapia più tollerabile. Stanno mettendo a punto una piattaforma che lavorerà direttamente sul sangue dei pazienti allettati. Collegando questo dispositivo al sistema circolatorio del paziente, sarà possibile intrappolare l’agente chemioterapico nei globuli rossi (RBC) del paziente, producendo così una nuova alternativa terapeutica per questi pazienti. Il nucleo innovativo dell’approccio di MERYLO’ è il metodo unico e sviluppato inizialmente per l’intrappolamento di molecole nei globuli rossi. La tecnologia è racchiusa in un dispositivo microfluidico, specificamente ingegnerizzato e progettato seguendo un comportamento biomeccanico delle RBC che è stato scoperto al Politecnico di Milano. Questa caratteristica peculiare rende il dispositivo adatto ad essere utilizzato per inserire altri composti, per esempio nanoparticelle o traccianti nelle RBC.

Joana Melo, una giovane imprenditrice portoghese, ha partecipato a diversi programmi di accelerazione di EIT Health InnoStars. La sua azienda, la NU-RISE, sta aiutando i medici a fornire un trattamento con radiazioni più sicuro e preciso, garantendo dosi di radiazioni adeguate dirette verso la sede interessata. La sua compatriota Joana Paiva è CTO e co-fondatrice di iLof. Sfruttando la biofotonica e l’intelligenza artificiale, l’azienda di Porto sta sviluppando una soluzione non invasiva per lo screening dei pazienti di Alzheimer per i test clinici. Nel 2020, Joana è stata inserita nella lista Forbes 30 Under 30 Europe nella categoria Science & Healthcare ed è stata nominata per il Premio EIT Woman.

In Polonia, la lista delle 100 donne più influenti stilata dalla rivista Forbes include Magdalena Jander, PhD, CEO e co-fondatrice di UVera, vincitrice dei premi EIT Health Catapult e InnoStars, che sta sviluppando la prossima generazione di sostanze protettive sane ed ecologiche contro l’intero spettro delle radiazioni solari UV. Insieme al suo team mira a una produzione sostenibile, contribuendo anche all’economia circolare.

Puntiamo a produrre una sostanza altamente potente che sia al 100% eco-friendly. Che non solo non danneggi le barriere coralline o la vita marina, ma che garantisca anche un processo di produzione sostenibile. Consuma infatti tonnellate di CO2 e rilascia tonnellate di O2 e biomassa fertile come sottoprodotti”, spiega Magdalena Jander, aggiungendo che se vogliamo vedere più ragazze nelle materie STEM, il sistema educativo deve essere ripensato fin dalla fase iniziale e devono essere incentivate le capacità di pensiero critico che potrebbero catturare l’attenzione delle ragazze delle scuole elementari e superiori. “Spesso si tratta di catturare il tarlo della scienza al momento giusto“, sostiene.

Secondo un sondaggio condotto da Microsoft, su 11.500 giovani donne in 12 paesi europei, le ragazze di 11-12 anni sono interessate alle materie STEM tanto quanto i ragazzi. Tuttavia, appena compiono 15-16 anni il loro interesse crolla. A quell’età, secondo l’OCSE, solo il 5% delle ragazze riferisce di aspettarsi di far carriera in informatica o ingegneria, rispetto al 18% dei ragazzi. L’indagine di Microsoft rivela inoltre che, oltre alle esperienze pratiche e agli esercizi applicati dentro o fuori le classi, è importante disporre di modelli femminili visibili per accendere l’interesse delle ragazze verso le carriere STEM.

Sostenibilità al centro per le fondatrici di start-up

UVera non è l’unica azienda che considera la sostenibilità una priorità. La start-up lituana CasZyme, fondata da donne, sta sviluppando strumenti che migliorano l’applicazione di CRISPR (Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats) nella ricerca e nello sviluppo del gene editing. Lo strumento ha già riscosso successo nella sanità, combattendo le malattie genetiche e varie forme di cancro, oltre ad accelerare i test Covid-19. Tuttavia, CRISPR – la cosiddetta tecnologia delle “forbici genetiche” – può anche giocare un ruolo importante nella lotta contro il cambiamento climatico, puntando a consentire alle comunità locali di coltivare abbastanza cibo in ogni clima, abbassando così i costi ambientali del trasporto.

Secondo la dottoressa Monika Paule, che ha un dottorato di ricerca in scienze sociali ed è esperta nello sviluppo del business high-tech e nel trasferimento tecnologico nell’industria biotecnologica, “dobbiamo rimodellare l’industria biotecnologica in modo che siano favoriti entrambi i generi“.

Infatti le donne nell’industria biotecnologica si dimostrano più sensibili all’utilizzo degli ultimi sviluppi nel campo ambientale. Secondo un’indagine dell’OCSE, le donne in tutto il mondo tendono ad essere più attente alle preoccupazioni ecologiche, sono più propense a riciclare, ad acquistare cibo biologico e prodotti con marchio ecologico, ad impegnarsi nel risparmio idrico ed energetico e ad usare forme di trasporto a basso consumo energetico. Questo può anche essere tradotto in idee di sostenibilità più vicine alle sensibilità femminili.

 

 

 

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